Il reflusso nei neonati è una problema non solo fisico ma anche emotivo che comporta delle conseguenze anche a lungo termine.
I genitori che, pensando alla nascita di un bambino, immaginavano qualche notte insonne, ma piena di tenerezza e momenti di gioia, purtroppo, nel caso di un bambino che soffre di reflusso gastroesofageo si trovano catapultati in una specie di incubo senza fine, in una realtà complessa e pesante.
Per un neonato, il reflusso non è solo un fastidio. È un’esperienza di disagio e dolore costante che lo porta a piangere, rigurgitare e non dormire. La tranquillità sembra un sogno irraggiungibile, ed il suo malessere diventa il centro delle giornate (e delle notti) di tutta la famiglia.
I genitori sono i primi a subirne le conseguenze.
perché mamma e papà si trovano a gestire un bambino che non dorme, che soffre e che richiede attenzioni costanti, che ha sollievo solo stando in braccio, e che, quindi, li costringe a turni sfibranti giorno e notte per assecondare i suoi bisogni. La stanchezza e la preoccupazione possono trasformarsi in ansia e senso di inadeguatezza, e quei momenti di gioia immaginati e sognati si sono trasformati in un susseguirsi di preoccupazione e stanchezza. A volte, poi, la mancanza di risposte immediate da parte dei medici può far sentire i genitori isolati o, peggio, incompresi.
E le mamme?
Quelle che hanno “creato” quel piccolo essere urlante? Come si sentono? Frustrate! Per non riuscire a risolvere il problema, per non trovare soluzione alla sofferenza della propria creatura che a volte guardano con “risentimento”, sentendosene immediatamente colpevoli. Tutto ciò non è salutare per il piccolo, che rischia di sentirsi “non accettato”, e per la mamma che sente aumentare il suo senso di inadeguatezza.
Il bambino, seppur molto piccolo, percepisce il clima che lo circonda. Se anche non è in grado di esprimersi, registra nel suo “mondo interiore” gli sguardi della mamma stanca e preoccupata, e inizia a sentirsi quasi "un problema" più che una gioia. Queste prime esperienze emotive possono lasciare tracce profonde nella sua sfera intima che possono influire negativamente sul legame genitore-figlio e, a lungo termine, sul benessere del bambino stesso.
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Un bambino con il reflusso non è solo un neonato che soffre
è anche un neonato che cresce con la sensazione di essere una difficoltà più che una gioia, quindi riconoscere il problema, darle un nome, e valutare l’impatto non solo sul bambino, ma sull’ intero nucleo familiare, è il primo passo per trovare una soluzione efficace.
La ricerca della soluzione non è sempre facile. Infatti, molti pediatri non danno al reflusso la giusta importanza e spesso liquidano un genitore preoccupato e ansioso con un semplice: “è un problema che si risolverà con il tempo”. Ma quanto tempo? E perché sottoporre il bambino ad una inutile ed ingiustificata sofferenza? E, sentirsi dire "Ma cresce bene, cosa vuoi che sia!", non fa altro che accentuare il senso di colpa e l’idea di essere “troppo ansiosi” o di non riuscire a fare abbastanza per il proprio figlio e quindi lo stato di confusione e incertezza nel genitore aumenta, comportando livelli di stress altissimi.
Il reflusso può essere gestito e curato
Il genitore va ascoltato e assistito, non deve essere lasciato a se stesso. Il benessere del bimbo dipende da quello dei genitori e non c’è cura migliore della comprensione e del conforto. Parlarne in gruppi dedicati o con altri genitori che hanno lo stesso problema fa bene, ma anche rivolgersi ad un professionista, per un sostegno psicologico, può essere un ulteriore aiuto a ritrovare la serenità. La cosa da fare è chiedere aiuto e ottenere risposte esaurienti. Parlarne fa bene. Non siete soli.
The key is to ask for help and find thorough answers. Talking helps. You are not alone.
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