Questo cambiamento non è un capriccio né un peggioramento del carattere. È un passaggio evolutivo fondamentale, troppo spesso sottovalutato.
Intorno ai dieci anni il bambino sente che il suo senso della dignità personale cresce e diventa molto più forte rispetto al passato.
Inizia una consapevolezza personale per cui si percepisce come individuo separato, pensante, degno di rispetto. Non è più un “bambino piccolo” e non tollera più di essere trattato come tale.
Se il genitore è frettoloso, poco attento, o autoritario, il bambino vive quel comportamento con sofferenza, lo sente come umiliante, ingiusto, svalutante, ma non è ancora in grado di esprimere il suo scontento, spesso non ha gli strumenti linguistici ed emotivi per dire chiaramente:
“Mi stai mancando di rispetto”.
Quindi la frustrazione si trasforma in opposizione, rabbia, chiusura o provocazione.
Quali sono i motivi per cui nasce questo conflitto?
Il bambino che ora ha 10 anni è cambiato:
- capisce molto di più,
- ragiona,
- osserva come gli adulti parlano tra loro,
- nota le differenze di tono e di rispetto.
E quindi si chiede:
“Perché con me la mamma (o il papà) parla così, mentre con gli adulti no?”
Di conseguenza quando si sente trattato come un oggetto o come qualcuno che “deve solo obbedire”, scatta la ribellione.
Non perché voglia comandare, ma perché vuole essere considerato e riconosciuto come “individuo”.
Il nuovo ruolo e comportamento del genitore.
Questo momento è importante perché segna il punto di un cambiamento nel bambino, siamo nella pre-adolescenza che rappresenta un cambio di rotta nei rapporti tra genitori e figli.
Il genitore deve modificare il suo atteggiamento e cominciare ad imparare un nuovo modo di rapportarsi con il figlio.
Cominciare a dire in modo esplicito:
- “Ho capito che stai crescendo”.
- “Non ti va più di essere trattato come un bambino piccolo”.
- “Senti forte il bisogno di essere rispettato”.
Quando il bambino sente queste parole, si sente sollevato e grato, si sente compreso e considerato.
Anche perché ormai il bambino è in grado di capire il perché delle regole e delle richieste, non accetta più che gli si dica: “fai così perchè lo dico io”.
Spiegare il perché delle regole e delle richieste, non significa perdere autorità ma trasformarla metodicamente in:
- meno imposizioni,
- più dialogo,
- più responsabilità reciproca.
Il risultato sarà un messaggio che dica:
“Se vuoi essere trattato da grande, allora ci accordiamo: io ti rispetto, tu ti comporti da grande”.
Il bambino sentirà che la relazione sta cambiando e si sta avvicinando ad una “parità”.
Purtroppo la paura di perdere “potere o autorità”, talvolta frena i genitori nell’intraprendere questo cammino, per questo è fondamentale comprendere che chiedere scusa non indebolisce, che ammettere i propri errori è una dimostrazione di rispetto, e che questi atteggiamenti danno importanza alle emozioni del bambino e che rafforzano il legame.
Dire:
“Avevo fretta, mi sono rivolto a te nel modo sbagliato, mi dispiace”
è un atto educativo potentissimo.


