Cos'è il reflusso e perché può diventare così impegnativo?
Il reflusso consiste nella risalita dei succhi gastrici nell’esofago, causando rigurgiti o vomito. Nei primi mesi di vita, è spesso legato ad una immaturità del Cardias, la valvola che si trova tra Stomaco ed Esofago, che comunque tende a risolversi con il tempo. Tuttavia, per molti genitori, questa condizione non è affatto semplice da gestire:
- Visite mediche frequenti: Per escludere cause più gravi e impostare una terapia efficace.
- Precauzioni costanti: Posizionare il bambino in modo corretto, ossia nella posizione verticale, evitare certi movimenti dopo i pasti e modificare le abitudini alimentari sono alcune delle accortezze consigliate.
- Terapie giornaliere: Farmaci come antiacidi devono essere somministrati con regolarità, richiedendo tempo e attenzione.
Oltre alla gestione impegnativa c’è una componente psicologica che aumenta la tensione, la paura:
- “E se vomita di nuovo?"
- "E se soffoca?”.
Il timore di complicazioni gravi, come l’aspirazione dei liquidi o l’esofagite, si insinua nei pensieri quotidiani, amplificando l’ansia.
Quando il disagio del bambino diventa l’ansia del genitore
Ogni genitore desidera vedere il proprio bambino sereno e in salute ed il reflusso può trasformarsi in una prova emotiva significativa. I sintomi del bambino – pianti frequenti e irrefrenabili, irritabilità, difficoltà a dormire, agitazione – diventano segnali di allarme che non fanno altro che scatenare una naturale preoccupazione.
Anche dopo aver iniziato un trattamento, è normale sentirsi insicuri:
- "Starò seguendo la terapia giusta?”
- “Perché non vedo miglioramenti immediati?”
- “E se c’è qualcosa di più grave che ci stiamo perdendo?”
- “Ci sarà bisogno di accertamenti approfonditi?”
Dubbi che alimentano una spirale di ansia, che può durare settimane o mesi, soprattutto se il problema tarda a risolversi.
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Non è una passeggiata, ma ci sono soluzioni
Pur non essendo una malattia grave, il reflusso può alterare profondamente le dinamiche familiari:
- Le routine quotidiane cambiano.
- Il tempo libero diminuisce.
- Il bambino è costantemente monitorato e controllato facendo diminuire vertiginosamente il tempo per il riposo e il benessere dei genitori.
Ma ci sono strategie che possono aiutare a gestire meglio questa situazione:
- Affidarsi a professionisti di fiducia. Un pediatra esperto o meglio un gastroenterologo pediatra, può individuare il trattamento più adatto e rispondere a ogni dubbio. Non esitare mai a chiedere chiarimenti, supporto e soprattutto consigli.
- Condividere le preoccupazioni. Purtroppo molto spesso i genitori di un bambino reflussante, sono messi da parte, criticati, considerati esagerati da tutti quelli che non conoscono il problema, e questi poveri genitori si sentono ancora più soli. Per questo parlare con altri genitori che hanno lo stesso problema, con amici o con gruppi di supporto può aiutare a sentirsi meno soli. Molti hanno affrontato o stanno affrontando situazioni simili.
- Fare attenzione anche al proprio benessere. Per prendersi cura del bambino, bisogna per prima cosa prendersi cura di se stessi, un genitore malato o esaurito non è un aiuto. È necessario concedersi momenti di riposo e chiedere aiuto se necessario, senza vergogna o titubanza.
Un messaggio di speranza
Il reflusso non durerà per sempre. Con il tempo e le giuste cure, questa fase si risolverà e la famiglia potrà ritrovare serenità. Bisogna sempre tenere a mente di essere un genitore che sta facendo del suo meglio, anche nei momenti più difficili.
Chi si trova in questa situazione non deve avere paura di chiedere supporto ma soprattutto dovrebbe condividere la sua esperienza. Raccontare ciò che si state vivendo non solo aiuta a sentirsi meno soli, ma potrebbe essere di conforto anche per altri genitori che stanno affrontando la stessa sfida.


