Quando abbiamo un bambino da crescere ed educare, spesso ci concentriamo su quello che dobbiamo fare per proteggerlo, guidarlo, stimolarlo. Ma c’è un elemento di cui ci dimentichiamo, silenzioso e profondo, che può fare la differenza fin da subito: la fiducia.
Fiducia come sguardo
Avere fiducia nel proprio bambino significa guardarlo come un essere completo e pensante, capace di attivarsi, reagire, affrontare piccole sfide. Senza pretendere troppo, senza forzarlo, ma riconoscendo i suoi tempi e i suoi modi di affrontare nuove situazioni.
Quando un neonato piange, si agita, manifesta un disagio, spesso pensiamo che non sappia cosa fare e siamo tentati di intervenire subito. Ma se invece di correre in suo soccorso ci fermassimo a guardarlo un attimo, ad osservarlo lasciandolo agire autonomamente? Cosa faremmo? Semplicemente gli diremmo in silenzio: “Io so che tu puoi”.
Questo atteggiamento fiducioso si trasmette con i gesti, il tono della voce, con il linguaggio del corpo, e farà si che il bambino, poco alla volta, inizi a sentire dentro di sé quella fiducia, a farla propria. Da questo atteggiamento positivamente osservante, dal modo in cui si viene guardati, valorizzati, approvati nasce l’autostima.
Non sostituirsi, ma accompagnare
L’istinto del genitore è quello di proteggere, decidere per il bambino, e quindi spesso interveniamo “al posto” del bambino, ovviamente con le migliori intenzioni, ma rischiamo di mandargli un messaggio implicito: “Non ce la fai da solo, ti salvo io”. Questo, nel tempo, può minare il suo senso di “efficacia”, di capacità e renderlo più insicuro.
Quindi dobbiamo frenare questo senso di protezione e invece accompagnarlo senza sostituirsi a lui, fargli vivere autonomamente una piccola frustrazione o difficoltà, dimostrando una fiducia che lo rinforza.
Un bambino che inciampa, che prova e riprova a fare un gioco, che piange perché la pappa è finita… sono tutte occasioni importanti per dirgli, con la presenza e con lo sguardo: “Capisco che è difficile, ma so che ce la puoi fare”.
Fiducia come base sicura
Fidarsi del proprio bambino non significa lasciarlo solo, abbandonarlo, ignorare le sue emozioni, invece significa essere con lui, con empatia, evitando di anticipare i suoi bisogni ma restando disponibili a coglierli, accoglierli e sostenendolo quando chiede aiuto.
È un meccanismo delicato, bisogna dare spazio ma essere pronti a contenere, che ci fa allenare a tollerare un po’ di attesa, un po’ di frustrazione, aspettando un risultato, ci obbliga a rimanere presenti senza voler risolvere tutto subito.
In questo modo, diventiamo per lui un “punto di partenza certo” da cui si può allontanare per esplorare il mondo, sapendo che, anche se cade, se trova ostacoli, se rallenta nel cammino c’è qualcuno che crede in lui e che aspetta fiducioso il risultato della sua esperienza.


