Mi piacerebbe parlarvi di alcune esperienze avute con i miei pazienti anche se a volte esulano dal mio essere “pediatra, ma che chiamano in causa la mia specializzazione in “Parenting”, una specializzazione che presi in America e che io amo definire come: il corso per aiutare i genitori ad avere un rapporto ottimale con i figli, un aiuto per crescerli, educarli e prendersene cura correttamente.
Alcuni anni fa ricevetti una mamma che mi sottopose questo problema:
"Caro Dottore, il mio bambino ha due anni e mezzo. Il suo papà se n’è andato quando lui aveva sette mesi circa. E, benché sia piccolissimo quando questo è avvenuto, lo adora e lo cerca. Il padre si fa vedere, in media, due volte al mese per due-tre ore. A nulla sono serviti i miei richiami a una maggiore presenza. Mi sento angosciata. Cosa posso rispondergli quando mi chiede “Dov’è il mio papà?” o “Perché non c’è?”. Come fare per dargli risposte “vere” che non lo traumatizzino?"
La mia risposta fu semplice, eccola a voi:
Dire la verità!
Al centro della lotta emotiva di un bambino in queste situazioni c’è la convinzione che un genitore sia andato via perché il bambino non meritava il suo amore o la sua attenzione.
Un bambino infatti non vede la separazione fra i genitori come la conseguenza di un loro disaccordo. Essendo tendenzialmente “egocentrico”, la percepisce invece come una punizione contro di lui, una sanzione per non essere stato abbastanza “buono” o “bello” o “amabile”.
Soffre perciò non solo e non tanto per la mancanza del genitore assente, ma per la sensazione di non essere accettato e amato da lui. Questo anche se il genitore in questione si comporta in maniera dolce e amorevole in occasione delle visite.
Cosa fare dunque per aiutare suo figlio a superare questo momento difficile?
Prima di tutto, è importante spiegare onestamente la situazione tra gli adulti coinvolti.
Per esempio, si potrebbe dire: “Non andiamo più d’accordo, non ci amiamo più”.
È meglio che il bambino conosca la ragione esatta del grande cambiamento nella sua vita. Anche se è traumatico e doloroso per lui sapere che i genitori non si amano più, lo rassicura capire che non è lui la persona che il genitore ha voluto abbandonare andando via.
Quando un bambino pone domande come: "Dov'è la mia mamma o dov'è il mio papà?" o "Perchè i miei genitori non sono qui?", piuttosto che rispondere direttamente, può essere utile interpretare le emozioni dietro le domande e rifletterle al bambino. Per esempio: "Forse pensi che non vengano a trovarti perchè non ti vogliono bene?" o "Hai la sensazione che se ne siano andati perchè hai fatto qualcosa di sbagliato?"
Far sapere al bambino che i suoi sentimenti sono visti e accettati dall'adulto presente può offrire grande conforto.
E si potrebbe aggiungere: "Non è colpa tua. Non sono andati via per causa tua".
Ecco, io ritengo che questi approcci siano i mezzi migliori per aiutare un bambino ad affrontare una prova dolorosa e impegnativa come la separazione dei genitori e l’allontanamento di uno di loro, lo rassicurerebbe togliendogli quei sensi di colpa di cui potrebbe soffrire.


