Una delle domande più frequenti che i genitori mi rivolgono è:
"Perché il mio bambino non vuole mangiare?"
"Perché rifiuta i cibi solidi?"
È una forte preoccupazione, soprattutto all’inizio dello svezzamento. Per mesi il nostro bambino ha conosciuto solo il latte e all’improvviso gli proponiamo un cucchiaino con qualcosa di nuovo, da masticare, da ingoiare che viene spesso rifiutato. Mangia poco. A volte, quasi niente. E questo spaventa: si teme che possa perdere peso, smettere di crescere, restare indietro ma soprattutto che ci siano danni irreversibili.
Ma lasciatemelo dire chiaramente:
questa paura è comprensibile, ma nella maggioranza dei casi è infondata.
I bambini si autoregolano.
I bambini sani sanno per “istinto” di quanto cibo hanno bisogno.
Non si lasciano morire di fame, non fanno diete e soprattutto la loro “fame” dipende da qual’è il fabbisogno del loro organismo.
Se non ci sono segni di malattia — febbre, vomito continuo, diarrea importante — non c’è nulla di cui preoccuparsi.
È normale che il passaggio dal latte ai cibi solidi sia un periodo un po’ difficile, è necessario un assestamento e nuove abitudini a sapori e consistenze inconsueti.
. Poi recuperano sempre.
Ogni bambino è diverso, ognuno ha i suoi tempi e le necessità determinate dalla sua costituzione.
Ci sono bambini che somigliano ai genitori quindi se i genitori sono alti e robusti, spesso anche il figlio ha un buon appetito.
Se invece i genitori sono stati magrolini da piccoli, è probabile che anche il bambino mangi meno, e sia più selettivo. Quindi non è un problema, è del tutto normale.
Spesso io consiglio alle mamme ed ai papà di ripensare a come erano loro da piccoli, magari chiedendo ai propri genitori per riscontrare delle somiglianze, e, credetemi, ce ne sono molte.
Ricordiamoci che il nostro compito è non forzare, non preoccuparsi troppo,e soprattutto ripensare a quello che abbiamo subito quando da piccoli eravamo obbligati a finire il pasto.
Quando ero un bambino io, avevo uno zio che veniva a casa nostra all’ora di pranzo per convincermi a farmi mangiare anche contro la mia volontà. Il risultato era che comunque mangiavo poco, perché era di quella quantità che avevo bisogno, ed eccomi, sono cresciuto ugualmente.
Sono un tipo asciutto e ancora oggi la mia alimentazione non è sicuramente abbondante.
A questo punto apro una parentesi, per allertare quei genitori che insistono troppo per far mangiare il proprio bambino. Il cibo deve essere un piacere, mettersi a tavola deve essere un momento di gioia non di tortura. Costringere il proprio figlio a mangiare per forza può comportare disturbi alimentari, il cibo può diventare un nemico e con il tempo potrebbe comportare problemi più grandi e difficili da risolvere. Quindi attenzione, è meglio far saltare un pasto che riempirlo a forza, tanto non morirà di fame per un pasto saltato.
Alle mamme più ansiose consigliavo di prendere un quaderno e segnare scrupolosamente ogni cosa che il bimbo avesse mangiato in una giornata, dal piatto di pasta al mezzo biscotto o alla caramella. Questo serviva a tranquillizzarle perché poi avevano modo di riscontrare che alla fine della giornata il bambino comunque aveva mangiato.
Questo stratagemma serviva anche ad aiutare la mamma a sentirsi più serena e non farsi prendere dall’ansia eccessiva e dalle frustrazioni.
Un altro motivo per cui i bambini potrebbero rifiutare i cibi solidi è perché sono ancora molto legati al latte materno e quindi impiegano un po' più di tempo ad accettare i nuovi cibi. Ma questo non è un errore. Il latte resta un alimento valido anche nei mesi successivi, e si può proseguire mentre si propone, con calma e senza pressioni, il cibo solido.
Quando ci si deve preoccupare veramente?
Solo se ci sono sintomi evidenti di malattia:
- febbre alta
- vomito frequente
- diarrea persistente
- apatia, sonnolenza, calo dell’attività
Se invece il bambino è visibilmente attivo, gioioso, curioso, anche se mangia poco... significa che sta bene. Sta solo trovando il suo ritmo.


